CIAO BRUNO


Con GGG e CSP all'abisso CM8 a Campo Galline ... correva l'anno 1987

Altopiano di Asiago - Campo Gallina - Agosto 1987 - Abisso CM8 - Enrico Dalla

Zuanna (GGG Valstagna) e Francesco Coccimiglio (CSP Vicenza) si preparano per entrare in grotta (Foto Kele Tommasi).

Il compianto Luca Scremin del GGG di Valstagna attrezza il primo pozzo del CM8

assistito da Francesco Coccimiglio del Proteo di Vicenza (Foto Kele Tommasi).


Speleologia urbana a Marostica

Marostica - Maggio 2016 - Bellissima esplorazione “lampo” di un vasto complesso sotterraneo artificiale nelle pendici meridionali del Monte Pausolino, in centro a Marostica. I Diavoli hanno avuto l'autorizzazione dal proprietario del fondo ove si apre uno degli ingressi della grotta. Si tratta di un vastissimo rifugio antiaereo risalente alla seconda guerra mondiale scavato nel cuore del rilievo collinare più vicino al centro della cittadina (a 250 metri dal Castello Inferiore e Piazza degli Scacchi). Il complesso si è presentato sorprendentemente vasto e articolato (ad oggi oltre 300 metri lo sviluppo planimetrico). Lungo tutte le gallerie erano predisposte delle lunghe panche per potersi sedere durante la permanenza forzata. Rimangono a testimonianza di queste osservazioni, i pioli di ferro conficcati nelle pareti all'altezza di circa mezzo metro dal suolo. Questi pioli reggevano il tavolato dando origine a delle panche lunghe centinaia di metri (ricavate in ambo i lati delle gallerie). Abbiamo calcolato sommariamente che il rifugio potesse ospitare "contemporaneamente" e sedute, oltre 500 persone, 1000 e più quelle in piedi. Tre gli accessi ad oggi censiti. Da una frattura della roccia (calcari Arenacei dell'Oligocene) che si trova in una parete della galleria principale, grazie alla lenta e costante percolazione idrica, si è accresciuta una piccola colata calcarea. Una volta raggiunto il piano di calpestio (in leggero declivio) quest'ultima si è "trasformata" in una bellissima sequenza di dighe concrezionali. Delle microforme carsiche molto spettacolari e rare da vedersi e formarsi in un sistema ipogeo artificiale, se si pensa, oltretutto, che il tutto "dovrebbe" essersi formato nel corso degli ultimi 70 anni. Nella grotta sono stati osservati esemplari di ragno "Meta Menardi", di cavalletta cavernicola "Dolichopoda" ed infine, con somma gioia, abbiamo scoperto una piccola colonia di pipistrelli “Vespertilionidi”. Nella sistema ipogeo del "Pausolino" è stata registrata anche la presenza stagionale di mammiferi vertebrati, tra questi il Ghiro e la Volpe. Il rilievo topografico è in fase di elaborazione, ma rimangono ancora delle ramificazioni non ancora sondate.


Ciao Marietto "se se rivedi"

Carso Triestino - Grotta Noè - Domenica 6 settembre 2015 - Il nostro ultimo e gradito incontro. Caro Marietto, conoscerti e godere della tua amicizia, è stato un grande piacere. "Se se rivedi". (Mario Gherbaz, Istruttore Nazionale Emerito di Speleologia del CAI, è stato uno degli Speleologi italiani più forti e preparati di sempre. Membro storico e colonna portante della Commissione Grotte Eugenio Boegan della SAG del CAI di Trieste). (Foto Monica Scomazzon).


JAGHERLOCH


Febbraio 2016                           Nuove grotte in Altopiano di Asiago - area Val Lastaro - Val Biancoia


"CANDELETTERLOCH" - QUANDO UNA GROTTA DIMENTICATA RIPRENDE "VITA"

A 25 ANNI DALLA SCOPERTA GLI SPELEOLOGI BASSANESI "I DIAVOLI" HANNO EFFETTUATO UN SOPRALUOGO ALLA STORICA CAVITA'  SUPERANDO ANCHE L'ULTIMO DEPOSITO GLACIALE PRESENTE NEL FONDO DELLA GROTTA. UN VASTO SISTEMA SOTTERRANEO S'APPROFONDISCE NEL VENTRE DEL MONTE FIARA (ALTOPIANO DI ASIAGO).

Monte Fiara - l'esteso e articolato reticolo di crepacci carsici presente nei versante sud occidentale - sullo sfondo la Piana di Marcesina

Monte Fiara

Veduta di Cima 12 da Casara Fiaretta

Monte Fiara - Candeletterloch - Uno dei due pozzi di accesso alla grotta

LA NUOVA PROSECUZIONE


Bintloch, raggiunti i 270 metri di profondità al cospetto di un profondo baratro

In questo video registrato a -180 metri si nota la potenza del flusso d'aria che trasporta verso l'alto l'acqua nebulizzata

Il lungo meandro-cunicolo Orca Loca a -190 metri

Il lungo meandro-cunicolo Orca Loca a -190 metri


La nuova palestra speleologica "La Piramide" a Bassano del Grappa


Giornate della Speleologia del Club Alpino Italiano - Gubbio 1994 - Copertina Supplemento SPELEOCAI n° 13 settembre 1994.


Scoperta nuova grotta nella Valle del Silan a Bassano del Grappa

Le suggestive cascate del torrente " Silàn" (Video di Michele Tommasi - CAI Bassano - Speleologi Bassanesi - I Diavoli). 

L'ingresso della nuova cavità che si sviluppa (come si evince dalla foto) al margine del Torrente Silan a San Michele di Bassano del Grappa

(Foto di Michele Tommasi - CAI Bassano - Speleologi Bassanesi - I Diavoli).


 

 

Antefatto

Un’esplorazione speleologica fuori dal comune, ricca di incognite e di speranze. Questa la sensazione forte che ho provato quando, nel dicembre 2014, mi sono ritrovato nuovamente impegnato nella prosecuzione delle esplorazioni di questa incredibile grotta naturale parzialmente sondata dal GEO CAI Bassano in questo settore collinare del Marosticense, a cavallo tra i comuni di Pianezze San Lorenzo e Molvena in provincia di Vicenza.

Le Colline Marosticensi

Queste zone carsiche “alle porte di casa” già in passato hanno regalato non poche soddisfazioni esplorative, con la scoperta nel 1986 del Buso delle Anguane C.R.1a Crosara, la grotta naturale non sommersa più estesa delle aree collinari poste ai piedi dell’Altopiano d’Asiago centro-orientale, con i suoi 470 metri di sviluppo. Altre grotte sono state scoperte e rilevate topograficamente nel 1995 in località Monteferro, sempre a Pianezze San Lorenzo e in Val d’Inverno, San Luca, Pradipaldo, Crosara ed Erta in Comune di Marostica. Una nuova grotta molto importante è stata scoperta ed è  attualmente oggetto di esplorazione a Pradipaldo.

La scoperta ed i luoghi

L’ingresso della “ Grotta Torcicollum” è stato scoperto qualche anno orsono grazie alle indicazioni di Stefano Bonotto, che oggi è un nostro socio. Il nome del paese di Molvena, sembrerebbe derivare dal latino “multae venae” (molte vene), che indica chiaramente che il territorio in tempi remoti sarebbe stato ricco di sorgenti d’acqua, aspetto che si evidenzia anche ai giorni nostri. L’imbocco della grotta si trova alle pendici di in vasto pianoro carsico che si sviluppa ad est di Val Onari e dell’omonimo “fosso”, in territorio comunale di Molvena (VI). L’intera area è peculiare per svariati aspetti geomorfologici, stratigrafici, e idrologici. Presenta in superficie ampi inghiottitoi e doline di subsidenza che assorbono, in periodi d’alta piovosità, gran parte  delle acque meteoriche che precipitano nell’ampio bacino idrologico circostante. Da subito ci siamo subito resi conto di trovarci di fronte ad una grotta molto interessante.

 

L’esplorazione

Disceso un laminatoio inclinato iniziale di sei metri ci si trova innanzi a ad uno spettacolare ma strettissimo condotto freatico semi interrato lungo una decina di metri. Dopo varie serate di scavo è stato asportata la metà del terriccio occludente il cunicolo. Senza non pochi sforzi si è riusciti a superare lo strettissimo condotto sotterraneo e a sbucare in ambienti più ampi. Si è sudato non poco, ma alla si è riusciti a superare la terribile e lunghissima strettoia. Oltre il cunicolo una grande frattura ci ha permesso di accedere a nuovi ambienti più ampi, sempre più all’interno della collina, proprio in direzione del gran pianoro carsico soprastante. E’ stata una grande sfida e molte altre si prospettano per il futuro. La morfologia dell’area e le osservazioni effettuate fanno infatti ipotizzare la possibilità di effettuare un collegamento tra la “Grotta Torcicollum” con altre cavità presenti più in quota.

Prospettive future

Nell’ottobre 2006 e febbraio 2007 abbiamo compiuto nuove uscite per svuotare nuovamente il lungo cunicolo che varie piene hanno inevitabilmente ostruito con nuovi depositi argillosi. Dopo un impegnativo lavoro abbiamo svuotato ancora quasi completamente il lungo ed angustissimo passaggio. Le esplorazioni al momento si sono arrestate al cospetto di una nuova strettoia che immette in un’ampia e misteriosa sala sotterranea, più avanti l’ignoto.

Leggenda e realtà

Quel che più incuriosisce è il fatto che in zona gli abitanti si tramandano di generazione in generazione una leggenda che è ambientata proprio nell’area della Grotta Torcicollum. La leggenda narra di una chiesetta votiva inghiottita, in epoca imprecisata, da una grande voragine apertasi improvvisamente nel terreno. La chiesa sarebbe stata fatta precipitare agli inferi perché utilizzata da peccatori come luogo di perpetrazione di irriverenti e blasfemi atti sacrileghi. L’aspetto curioso è rappresentato senza dubbio dall’effettiva esistenza di un’estesa grotta sotto il pianoro carsico ove la leggenda posiziona la costruzione religiosa scomparsa. Un’esplorazione ai confini “tra realtà e leggenda” quindi, che c’impegnerà e incuriosirà ancora in futuro.


Oltre “La terra di Mezzo”

Arranco, annaspo, cerco di mantenere la calma per non affaticare (oltre al corpo) anche la mente. Stretto, stretto, al limite dell’opprimente questo cunicolo. Forse troppo! Non desisto, mi riposo per un lunghissimo minuto, il battito del mio cuore si placa, il respiro pure. Mi rilasso, penso che se voglio ce la faccio. Quegli ultimi due metri di strettoia mi sembrano lunghi un chilometro, ma mi preparo psicologicamente a percorrerli. Elena è dietro di me, con il viso appiccicato alle suole Vibram dei miei scarponi. Mi chiede come va e soprattutto se me la sento di proseguire. Certo rispondo, mi sto concentrando un attimo. Queste, del resto, sono le piccole grandi prove da superare. Servono a vincere le proprie paure, a ponderare e saggiare i propri limiti, per sopire questa palpabile sensazione di schiacciamento, di claustrofobia pressione. Questa sensazione, in una grotta non l’ho mai provata prima, neanche alle soglie dei 1000 metri di profondità. Qui alla Grotta Torcicollum si, eccome! Mentre sono praticamente incastonato in questo strettissimo passaggio penso al piccolo Alfredino Rampi. Avevo solo 14 anni in quell’estate torrida del 1980. Rimasi profondamente scosso dall’ininterrotta visione della diretta TV da Vermicino. Già allora m’intrufolavo nelle grotte militari del Monte Grappa. La fine tragica di quel bimbo mi è sempre rimasta impressa e mi ha accompagnato nel corso della mia attività speleologica. Gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, in qualsiasi attività umana, ma spesso piombano addosso agli inermi. Questo aspetto mi addolora e sbigottisce, soprattutto quando m’infilo in situazioni al limite con consapevole volontà. Vale la pena? No, rischiare la pelle per superare il proprio limite non vale la pena, ma se la pena è sopportabile, allora qualcosa vale la pena rischiare. La cassa toracica scricchiola, mi ritorna alla mente la costola che mi sono fracassato 20 anni prima al “Buso delle Anguane” a Crosara di Marostica, nel tentativo (riuscito…si fa per dire) di infilarmi in un pozzo che a vederlo sembrava un tubo di una grondaia. Inspiro appena il necessario, espello l’aria dai polmoni più che posso e, contemporaneamente, con un assestato colpo di reni e talloni riesco a spingermi ancora avanti per una quindicina di centimetri. Il gioco si ripete, dieci, venti volte. Avanti, ancora avanti. Mi chiedo cosa ci sarà più avanti, forse casini ancora più grossi, forse no. Forse gli ambienti diventeranno più umani e scapperemo via verso il cuore della collina, sotto l’altopiano sovrastante. Passato, passato! Grido ad Elena. Sbuco in una saletta di un metro quadro e mi sembra di essere alla “Sala delle Mogli” in Pisatela. Prendo fiato e pianto la fedele zappetta metallica in terra. La pianto con orgoglio, quasi fossi uno degli astronauti USA che posarono per primi il piede sul suolo sabbioso dell’Altopiano di Frà Mauro, sulla Luna. Robe da non credere! La “Terra di Mezzo”, il terribile cunicolo è alle mie spalle. Elena e a soli dieci metri di distanza, ma mi sembra lontanissima. Ho impiegato un’intera mattinata per superare questo restringimento, mica poco! Mirko all’imbocco è ancora più lontano. Il pensiero che mi assilla è fisso: riuscirò a tornare indietro senza incastrarmi, senza farmi prendere dal panico se, per un solo attimo, avessi la sensazione di essere “trattenuto” qui sotto? Chiamo Elena e le dico di raggiungermi studiando decimetro dopo decimetro il cunicolo. Avanza e arretra, avanza e arretra, ma continua ad avvicinarsi a me. Prende confidenza con l’infimo ambiente, con ogni piccola asperità, con ogni rarissimo slargo. E’ la seconda volta che Elena è di scena alla Torcicollum ed è entusiasta dell’esperienza esplorativa che stiamo vivendo. Del resto stiamo svuotando dal terriccio questa grotta (ininterrottamente) da quasi sei ore ed ora che vediamo la possibilità di scoprire nuove vie, non possiamo esimerci dall’essere felici. Nella “Terra di Mezzo” il casco non si può indossare, basta e avanza una cuffia in microfibra sulla testa. Elena arriva ad un metro da me, con tenacia e tecnica da speleologa di vecchia data (e pensare che ha solo 23 anni e da due si dedica con passione alla Speleologia). Gli dico che per oggi basta così, abbiamo già fatto abbastanza, siamo stanchi morti e non è il caso di proseguire l’esplorazione esausti. La prossima uscita, insieme ad altri amici del gruppo, andremo avanti. Mirko è in attesa di notizie che non tardano ad arrivare. Davanti a me si aprono nuovi ambienti inviolati. Una nuova strettoia incombe, ma intravedo oltre un alto meandro e ancora più lontano una misteriosa sala, tutta da scoprire, tutta da sognare.


 Giugno 2014 - Il Nero Portale di Mordor

 

Gli Speleologi Bassanesi "I Diavoli" hanno proseguito le esplorazioni in questa incredibile grotta. Le esplorazioni da parte del GEO CAI Bassano si erano arrestate qualche anno orsono innanzi ad una strettoia posta ad una quarantina di metri dall'ingresso. Disceso il laminatoio inclinato iniziale di sei metri ci si trova innanzi a ad uno spettacolare ma strettissimo condotto freatico semi interrato (Terra di Mezzo) lungo una decina di metri. Dopo varie serate di scavo è stato nuovamente asportata la metà del terriccio occludente il cunicolo che varie piene avevano rideposto sul fondo dello stesso. Senza non pochi sforzi siamo riusciti a superare nuovamente lo strettissimo condotto sotterraneo e a sbucare in "Sala due Pazzi". Da qui, grazie ad un ulteriore lavoro di scavo siamo riusciti a progredire per un ampio ma bassissimo laminatoio, fino a giungere innanzi ad un nero portale oltre il quale si intravvede un grande ambiente ancora inesplorato. Un masso di crollo ostruisce per il momento il passaggio, ma la frana ha le ore contate.  E’ stata una grande sfida e molte altre si prospettano per il futuro. La morfologia dell’area e le ultime osservazioni effettuate fanno infatti ipotizzare la possibilità che la grotta si estenda con sviluppi insospettati verso il cuore di queste estreme propaggini meridionali dell'Altopiano di Asiago.

Un grazie per l'impegno dimostrato ai compagni di esplorazione Giacomo, Federico e Alberto.

 

Kele Tommasi

 



LA PRIMA VOLTA

Massiccio del Grappa - Abisso Spaurasso - P 170 m - Pozzo Alessandro (Foto S-Team).



Poia come sea? Sito carico, ndemo? Vara che i ga messo piova..... Si, ma debole e sora i  1300 la se neve, ndemo! Oro ndemo! Con questo scambio di sms comincia la storia: si parte, si va in Spaurasso! Ecco allora che venerdi pomeriggio 15 gennaio 2015 il poia passa a prendermi alle 15. Prendiamo il macchinone (vista la previsione di neve) ed andiamo su...l'arrivo non e dei migliori: pioggia mista neve ed un dicreto venticello... dopo un primo momento di smarrimento e delusione parte la bestia di grotta e via! Ci cambiamo nella saletta del rifugio e via, sotto una debole nevicata in direzione Spaurasso.. Alle 16,20, un po emozionati entriamo... Mai visto il meandro iniziale così asciutto e pieno di pipistrelli, tutto questo ci rincuora ed in un attimo siamo all'Uh-Posso... E le corde? Le corde ce le ha date Michele per fortuna... Partenza, traversino, e via giù per il primo pozzo... Bastera la corda? Si. No. Chi se ne frega... Arrivo sul terrazzo, traversino e piccola calata. Perfetta, giusta giusta. Poiaaaaaaa liberaaaaaa. Eccolo... È ora del Sigon... Che pozzo di merda, che corda di merda, ma non importa, basta che non ci siano lesioni... Poia te ga guarda'che no ghe sia lesioni? Poiaaaaaa..... Va be, mi arriva il  libera e via... Che spettacolo pero', la partenza del Tremòn de Ciape fa sempre un certo effetto. Vai tu su quella esterna Gianpy, ok vado io... E via giu' nel cuore del Grappa... Con lo Scurion e' la prima volta che vedo il pozzo in tutta la sua maestosita'.. Ecco il Drago, e' sempre li che ci aspetta per salutarci.. E giù, giù, giù... Non finisce mai... Bello. Grande. E ora? E ora si fa la doccia? Macche! Mai vista l'Idropulitrice cosi secca, solo un piccolo rigagnolo che proprio non da fastidio. Eccolo finalmente: la bestia. E lui, l'Alessandro. Il 70 piu temuto, il piu' bello, il piu' tecnico, con i suoi pendoli e le partenze a soffitto... Sento Poia irrigidirsi un po, ma glielo faccio facile, sa fare, e' solo un po arrugginito ed infatti fa tutto bene e facciamo la calata in doppia insieme, godendoci tutto: il nero, il vuoto, il silenzio, la maestosita' del portale che si butta nel 100.... Il 100: la prossima volta lo riarmiamo ed andiamo a finire i lavori gia intrapresi anni fa.. Guardo poia: e' entusiasta, anch'io lo sono, non c'e' acqua, andiamo avanti... Le Tirolesi, il Patatòn, il Meandro dei Sassi Bianchi... Che meraviglia... Ma che formazione geologica e' questa??? Ed eccoci: il Gran Babau... Lo scurion fa fatica ma eccola la parete opposta... Madonna se e' grande... Ed eccola, inizia a sentirsi... L'acqua, la gran signora... Scendiamo i due pozzetti e ci siamo.... La Lunga Via del Frastuono.. Ma cosa ci fa un torrente qua sotto? Ci guardiamo: da che parte? Ovvio. Giu' verso il fondo! Anche qua pero', mai vista cosi poca acqua... Scendiamo, le cascate sono sempre meravigliose, che giochi di luce, che marmitte, che potenza l'acqua. Mmmmmmmm..... Che corda di merda... Che attacchi di merda... Poia sa disito? Portiamo giu' due corde nuove? Si dai, non rischiamo, sono gia' entusista cosi.... E allora mi spieghi perche' abbiamo fatto quasi tutto il meandro verso le risalite? Bellissimo.... Sono le 20,20...e' ora di tornare. Poia e' visibilmente preoccupato: e' tanto che non sale da cosi in basso. 20 minuti secchi e siamo in cima al Gran Babau, il Meandro dei Sassi Bianchi sembrava piu lungo... Pausa the in Saletta Termometro: massima 14 minima 4.. Pero'... Bello sto fornelletto, va da Dio... Sa disito? Ndemo? Si dai! Pataton via. Tirolesi via o quasi...che corda di merda.. Spetta dai che mettiamo giu quella li, ok, insegui le corde, oro, via.... Oi oi oi... Adesso c'e' la bestia. 4, 5, 6 pedalate e finalmente si parte... Mi da un fastidio stare a penzoloni doc, proprio non mi va... Si ok, pero' guarda quella spaccatura, guarda la, ma perche' non lo hanno frazionato la, ma cazzo che fatica... Siamo gia' qua? Faccio io i pendoli, ma si dai guarda, non sono cosi male.... E via dentro l'idro.... Ci siamo mangiati l'Alessandro in 20 minuti, siamo felicissimi... Pausa the, anzi Gatorade caldo... Che merda... Ma ci voleva. Ok dai andiamo... Prova a mettere lo Scurion al massimo.... Cazzo che bello, si vede il fondo Dio che bellezza... Ciao draghetto alla prossima volta.... E' fatta...altri 20 minuti... Che bestie... Beviamo dai. Il 45 ce lo mangiamo, che casino abbiamo fatto con le corde, ma che risate... Poia rimane solo il 35.. Siamo gia' fuori.... E chi mi spiega perche' l'ultimo e' sempre il peggiore, il piu' duro e non finisce mai? Certo che quelle spaccature da meta pozzo in su per me si allargano sempre piu.. Ma come fa a stare su tutta quella roba? E' Poia a disarmare e lo fa bene, grande! Insacchiamo e via, in meandro, ormai appagati per la bella uscita e...... O cazzo piove.... No nevica, dio bono come nevica!!!! Usciamo a mezzanotte precisa e dove c'era l'erba ora ci sono 10 buoni cm di neve... Che meraviglia... Fa freddo, c'e' vento, non bufera, la neve lambisce i visi... Qualche impronta di animali vari ci accompagna... Siamo stanchi ma troppo felici... E' mezzanotte e mezza quando arriviamo alla macchina e felici come pasque ci cambiamo sotto la tettoia del rifugio. Le uscite piu' belle le abbiamo sempre fatte di notte, col buio, con la neve e col freddo, vero Poia? 


Giampaolo Scalettari (DOC)


Lunga Via del Frastuono (Foto S-Team)

P 60 m - Pozzo del Gran Babau (Foto S-Team).


I Diavoli sono Soci di





Collaborano  con



Marzo 2014 - Avezzano - Corso Nazionale di Topografia organizzato dal Gruppo Speleologico CAI Teramo, patrocinato dalla Scuola Nazionale di Speleologia del CAI. Esercitazione propedeutica all'utilizzo del Distox nella Grotta Grande dei Cervi (Foto IS Gianni Filoni)


CIMA GRAPPA - L'ABISSO SPAURASSO UN COMPLESSO? CON LA SCOPERTA DEI NUOVI ABISSI LILIUM, DIAVOLO NERO ED ETTORE VIOLA  IL SOGNO NON E' PIU' UTOPIA

Monte Grappa - Casòn Val di Melin: Riccardo Cantele (Poja) impegnato in lavoro di sistemazione del primo

pozzo dell'Abisso Lilium (Foto Gianpaolo Scalettari (Doc) - Archivio Fotografico Speleologi Bassanesi  "I Diavoli".


Un nuovo nato ..... diventerà grande?

Versanti orientali di Cima Grappa - L'ingresso di una nuova promettentissima grotta verticale scoperto da Simone Lorenzoni nel corso di una battuta di ricerca invernali. Dall'imbocco del primo pozzo esce una forte corrente d'aria calda che scioglie abbondantemente la coltre nevosa (foto Simone Lorenzoni - Speleologi Bassanesi).

" I DIAVOLI"

Il Massiccio del Grappa visto dalle "Laite" in Comune di Conco (VI) - Foto di Michele Tommasi (Speleologi Bassanesi "I Diavoli").

L'esplorazione e studio delle grotte naturali è la nostra grande passione!

Nei "Diavoli" sono attivi speleologi di provata capacità tecnica e culturale, Titolati CAI (Istruttori Nazionali di Speleologia, Istruttori Sezionali di Speleologia , Guide Ambientali Provinciali nonchè Tecnici e Medici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino Speleologico).

Giornate della Speleologia del Club Alpino Italiano - Gubbio 1994 - Copertina Supplemento SPELEOCAI n° 13 settembre 1994.


"Rispetto per il lavoro altrui e passione per il proprio", queste sono le "parole d'ordine" dei "Diavoli" Bassanesi. Un folto gruppo di amici, uniti dalla comune passione per l'esplorazione e lo studio delle grotte naturali, hanno dato vita a questa nuova libera associazione speleologica a Bassano del Grappa. Non ha un rigido regolamento, non ha un ferreo statuto, non ha tessere, ne bollini da appiccicarvi. La mission de "I Diavoli" è semplice, limpida, quella di divulgare e sviluppare la conoscenza dei fenomeni carsici superficiali e profondi con un occhio di riguardo per le Colline Marosticensi, Altopiano di Asiago, Monte Grappa e Dolomiti, splendide aree carsiche dove è ancora possibile scoprire ed esplorare grandi grotte naturali. I "Diavoli" sono di larghe vedute, sempre pronti a collaborazioni con amici di altre Gruppi Grotte, disponibili a condividere esplorazioni e soprattutto emozionanti avventure, il tutto slegato da vincoli burocratici e istituzionali che appesantiscono le attività di chi è "inquadrato" in Gruppi afferenti ad organismi speleologici regionali e nazionali. 


Bintloch, il grande sogno si realizza!

Bintloch: ci si prepara alla mitica "punta" di domenica 16 febbriao 2014. Della partita fanno parte i Diavoli Moreno Cocco, Riccardo Cantele, Michele Tommasi, Giampaolo Scalettari e Mirco Calgaro, Andrea Grigoletto e Francesco Minuzzo del GEO CAI Bassano. (Foto Riccardo Cantele - Archivio Speleologi Bassanesi "I Diavoli").

Il pozzo d'accasso dell'abisso (Pozzo del Vento) - Foto di Riccardo Cantele.

Il soddisfatto ghigno esplorativo di Gianpaolo Scalettari (Foto di Riccardo Cantele - Speleologi Bassanesi "I Diavoli").

  L'attacco del Pozzo del Ponte -  Foto di Riccardo Cantele - SB "I Diavoli".

Il lungo cunicolo "Tritacarne"

Riccardo Cantele in "pausa relax" al Camino del Ghiro (-50 m,)

L'imbocco del grandioso pozzo "Grande Feffù" (P35 m.) la cui discesa permetterà per la prima volta il superamento di quota - 100 m. in Altopiano di Asiago.


"Il Tritacarne" a -50 metri (foto Riccardo Cantele - Archivio Speleologi Bassanesi "I Diavoli").

Il Buso del Salvanello

Oggi siamo in quattro, io, Buba, Valentina e il "Salvanello" ovviamente. Ci segue passo passo facendoci scherzi a raffica , ma ancora non si fa vedere. Appuntamento in Valle San Floriano, caffè e brioches e via, verso la Valle dei Gorghi Scuri, lussureggiante ed affascinante luogo che somiglia vagamente all'elfico "Gran Burrone" de "Il Signore degli Anelli". Risaliamo a piedi, con gli zaini stracolmi di materiali i fianchi della profonda forra dei "Gorghi Scuri", nome indubbiamente spaventevole ai più, ma per noi foriero di speranza e di nuovi sogni esplorativi. Buba mi racconta per filo e per segno il lavoro effettuato nel corso delle precedenti uscite. Racconti intrisi di entusiasmo "allo stato cristallino". Contagiosi senz'altro. Occorrono quaranta minuti di impegnativo sentiero per raggiungere l'ingresso del "Salvanello". Alcuni tratti dello stesso, nei pressi dell'imbocco della grotta corrono a ridosso del margine esterno della profonda forra. Sono indubbiamente pericolosi e così li attrezziamo con una corda fissa. La corda ci assicurerà fino all'imbocco della nostra meta. Ultima calata di sei metri ed ecco il bellissimo portale del "Salvanello". Me lo ricordavo diverso, più piccolo. Da alcuni mesi Buba e Valentina hanno avviato una campagna di scavi nel tratto terminale della grotta. Cinque lustri orsono il Gruppo Speleologico GEO CAI Bassano si era già interessato al "Salvanello" vista la sua peculiare morfologia e l'evidente potenzialità. A quel tentativo presero parte , assieme al sottoscritto, gli amici Maurizio Parisotto (Mafias) e Alfonso Oro (Halfy). Lo scavo avviato in quel tempo, vista l'inefficacia dei mezzi disostruttivi in dotazione, venne interrotto, ma in tutti era maturava la convinzione che prima o poi ci saremmo tornati. Maurizio e Valentina, (che recentemente hanno fatto nascere nella loro Sezione CAI un nuovo Gruppo Speleologico) nelll'ambito del progetto di studio e valorizzazione delle cavità carsiche delle Colline Marosticensi, che il GEO CAI Bassano sta attuando da alcuni anni, decidono di tornare al Buso del Salvanello. Una decisione che si rivelerà "magica". Si tratta di un esuttore temporaneo che si apre in un'area alquanto impervia della Valle dei Gorghi Scuri, in Comune di Marostica. L'antro è molto interessante ed è stato rilevato topograficamente dal CSP di Vicenza agli inizi degli anni '80. Lo sviluppo esplorato risultava, fino a pochi mesi orsono, una decina di metri. Alcune giornate di intenso lavoro di sbancamento hanno permesso di scoprire una sorprendente prosecuzione. Il gran lavoro è stato compiuto con grande caparbietà e passione da Buba e Valentina, con il supporto dei soci del GEO CAI (oggi aderenti ai Speleologi Bassanesi "I Diavoli" Davide Strapazzon, Alberto Boschiero, Francesco Minuzzo ed il sottoscritto. La grotta appare molto promettente sta regalando al Gruppo Speleologico GEO CAI Bassano e Gruppo Speleologico CAI Marostica "I Barbastrij" grandi emozioni e soddisfazioni. Dal punto di vista idrologico drena le acque assorbite da un'ampia porzione del settore centrale della grande scarpata meridionale dell'Altopiano di Asiago. Le località comprese in quest'area sono le contrade marosticensi di "Erta"e "Fodati" e quella di Conco "Tortima". Le nuove esplorazioni hanno portato gradatamente la grotta da 80 metri di sviluppo, ferme innanzi ad una strettoia soffiante. Ottanta metri, sembrerebbero pochi, ma sono stati guadagnati metro dopo metro, con continui sbancamenti. Progressione molto tecnica, cunicoli contorti, mai in piedi, a dura prova l'apparato muscolo scheletrico. In poche parore "na grota che te mazena" (trad. una grotta che ti macina). In molti tratti di grotta sono presenti marcati fenomeni concrezionali, davvero peculiari per il carsismo di quest'area carsica. La grotta si apre nei Calcari Selciliferi del Lias e per questo in quasi tutti i piani di calpestio della cavità sono presenti isole di selce che emergono dal calcare formando delle vere e proprie lame di spada che portano al martirio chi vi si deve per forza strisciare sopra. Per ovviare a questo problema, Buba ha pensato bene (per facilitare la progressione e al contempo preservare le membra) di stendere in questi tratti di grotta dei teli di robusto PVC. Ottimo risultato, le lame si percepiscono, ma non offendono più. Bellissima, la grotta è entusiasmante. Mai stretta, mai larga e purtroppo mai alta (almeno fino ad ora). Raggiungiamo il fondo attuale della grotta. Valentina è già al lavoro con il trapano demolitore. Dobbiamo allargare di alcuni centimetri una strettoia oltre la quale la grotta continua per almeno cinque metri. Il trapano a batterie lavora a meraviglia, la funzione scalpellatore è una bomba, grande acquisto. Provo a passare ma non ci riesco e anche se ci riuscissi tornare indietro sarebbe un calvario per le mie costole. Un'altra ora di lavoro (dandoci il cambio) e Valentina prova a passare. Sguscia via come una biscia e sparisce alla nostra vista e magicamente. Riusciamo a progredire per altri quindici metri fino ad un restrindimento, ma la prosecuzione è evidentissima,il sogno continua! Nei mesi invernali si sono intensificate le uscite esplorative alla sovrastante Grotta di Erta, situata circa 300 metri più in quota, proprio sopra il Salvanello. Dalla grotta esce nei mesi freddi una corrente d'aria molto intensa che supponiamo provenga proprio dalla Grotta del Salvanello. Se riuscissimo ad entrare dall'alto nel sistema si prospetterebbe una traversata straordinaria. Attività esplorative congiunte sono in programma anche in altre cavità del Marosticense, storico terreno d'azione del Gruppo Speleologico GEO CAI Bassano ed oggi anche degli amici del Gruppo Speleologico CAI Marostica. In particolare, interessanti prospettive esplorative si stagliano al Buso delle Anguane CR1, alla Grotta d'Estate e alla Grotta d'Inverno.

Michele Tommasi

Domenica 16 febbraio 2014 - Altopiano di Asiago - Bintloch - Per la prima volta speleologi bassanesi superano  i 100 metri di profondità in una grotta nel territori dei Sette Comuni. Giampaolo Scalettari (Doc) all'imbocco del pozzo d'accesso del nuovo abisso (Foto Michele Tommasi - Speleologi Bassanesi "I Diavoli").


"Se sogni di esplorare un grande abisso, svegliati e vai a cercarlo, scoprirai che esiste davvero".
 
Kele Tommasi

BUSO DEA GIASARA

La storia esplorativa del Buso dea Giasara BVC1” (VVI 2002) inizia alla fine degli anni '80.  In territorio del comune di Conco, in Val Ceccona (quota 960 metri s.l.m.), proprio nel bel mezzo della grande scarpata meridionale dell'Altopiano di Asiago, gli amici del Gruppo Speleologico Settecomuni di Asiago individuano l'ingresso di un ampio P15 che si apre nei Calcari Grigi di Noriglio. Dall'ingresso in periodo estivo esce una fredda e violenta corrente d'aria. Fino a pochi decenni prima della scoperta l’ingresso della grotta, parzialmente adattato con la costruzione di muri a secco, veniva utilizzato dagli abitanti delle contrade vicine per mettere al fresco il latte e i formaggi in periodo estivo. Sul fondo del pozzo una grossa frana sembra occludere ogni possibile prosecuzione, quota – 21 metri. L'aria sibila fra i massi e così nei primi anni '90 il GS7C decide di intraprendere un grosso lavoro di sbancamento. La grande frana viene asportata dalla zona più profonda del pozzo e consolidata con due sbarramenti in successione, realizzati dapprima con tronchi d'albero, ben presto sostituiti da più solidi tubi Innocenti. Il flusso d'aria è incredibilmente violento. L'asportazione del detrito consente di stabilire con certezza la provenienza del flusso. Si scava ancora, ora più in verticale. Altri tubi vengono immessi, ora orizzontalmente, ora verticalmente, a sostegno delle pareti di frana che non si possono ulteriormente "disturbare". L'enorme lavoro ripaga gli speleo del "Settecomuni" con la scoperta di uno stretto meandrino. E' da quell'infimo cunicolo che l'aria "sibila al passaggio". La disostruzione del lungo pertugio porta a una serie incalzante di pozzetti molto incarsiti e inumiditi dallo scorrere placido di un piccolo rio sotterraneo (P3 - P5 - P4 - P3). Dopo la serie di pozzetti ecco aprirsi un bel P15, sul fondo del quale ogni sogno esplorativo s’infrange di fronte ad un restringimento che stronca brutalmente nel nascere ogni ulteriore velleità esplorativa degli speleo del GS7C. La corrente d'aria è sempre presente e fuoriesce beffarda da un crepo orizzontale largo pochi centimetri, quota -40 metri. Siamo a metà degli anni '90 e il “Buso dea Giasara” lascia per il momento il posto a nuove grandi e affascinanti esplorazioni al Complesso Abri Sassi e nel gigante Obelix. Nella testa di alcuni soci del gruppo persiste un'idea che continua a girare e rigirare, un sogno, una prova da superare. Il “Buso dea Giasara” potrebbe continuare, perché non provare, quel vento da qualche parte dovrà pure arrivare". Nel 2003 sono invitato a fare un sopralluogo in Giasara dall’amico Giacomo Silvagni (Jack) e Pierantonio Rigoni (Nino). Arriviamo al fondo e subito gli amici m’indicano la piccola crepa terminale. Mi avvicino con il viso e la violenza dell'aria gelida mi fa chiudere gli occhi e quasi mi spegne la fiamma della lampada. Por... put... senti che robaaaaa! Ecco perché gli amici di Asiago, "non dormivano di notte da anni". Ora avevo visto con i miei occhi e non potevo che incitare e appoggiare Nino e Jack nell’intraprendere una caparbia campagna di scavi. La decisione è presa. Scaviamo! Per tutto il 2009 gran parte de GS7C è impegnato quasi tutte le domeniche nell'allargamento dell’infimo meandrino a -40 metri. Anche il sottoscritto spesso e volentieri è della partita. Per chi lavora nel cunicolo il freddo da sopportare è intenso, l'aria scorre violenta e gela le mani e gli zigomi, ma si continua, con grande impegno, con grandi fatiche. Avanziamo cinque, dieci metri di fessura, grazie al demolitore elettrico (collegato esternamente al gruppo elettrogeno). Ci stendiamo a pancia all'aria nel budello uno dietro l'altro in tre, quattro, in cinque per fare "passamano" con i secchi pieni di detrito. L’amico Sandro Ronzani con il suo fisico rinvigorisce in varie occasioni la “squadra zappatori”. Un lavoro immane, ma si continua senza scoraggiamenti di sorta. Tutti sono convinti che prima o poi si riuscirà a sbucare da qualche parte. Quel giorno, quando arriverà, forse inizierà una grande avventura. Decine di uscite di scavo e poi una domenica di aprile 2010, l'ennesima uscita di scavo, una squadra sbuca in un meandro più ampio che immette in un P4, sembra fatta e invece, alla base del pozzetto nessuna prosecuzione agibile sembra dipartire. L'ennesima beffa e per giunta è sparita anche l'aria. Poi qualcuno alza la testa e intravvede un piccolo foro a tre metri di altezza, proprio al culmine di un grande deposito di terra mista a ghiaia. Pozzooooooo! Un urlo bestiale rimbomba per tutta grotta. Solo un diaframma di argilla compattata separa l'amico Loris Vellar (Mus) dall'imbocco della nuova verticale. Due calci ben assestati e il piccolo foro nell'argilla si trasforma in una finestra alta due metri e larga uno. Il pozzo ora si vede bene, bellissimo, levigatissimo. Una fragorosa cascata vi precipita. L'acqua che lo alimenta proviene da un grande camino che si staglia nella parete opposta, proprio di fronte a noi. Siamo letteralmente elettrizzati. Attrezzato il nuovo vasto P15 scopriamo subito la prosecuzione e come si potrebbe non vederla visto che si tratta di un grande e nero portale. Lanciamo delle pietre nel vuoto sotto di noi. Precipitano fragorosamente per almeno 40 metri. Stavolta è fatta, la grotta va alla grande. La gioia è incontenibile. A fine aprile 2010 una nuova squadra del GS7C è impegnata nella discesa del grande P40 scoperto la settimana precedente. Anche questo pozzo è stupendo, gradonato e spettacolare. La cascata fiancheggia e accompagna gli esploratori fino al suo fondo, sì ma quale fondo? Sorpresa nelle sorprese, il fondo del P40 non ha un fondo, sì perché al posto di un suolo detritico ecco apparire alla nostra vista, cristalline, le profonde e smeraldine acque di un laghetto. Si riesce ad abbarbicarsi a malapena su una cengettina larga una ventina di centimetri a dirimpetto sullo specchio d'acqua. Incredibile davvero. Siamo giunti a 100 metri di profondità. Su un lato del laghetto Nino vede il pelo dell’acqua incresparsi in prossimità di un esiguo passaggio aereo. L’aria è ritrovata, ma il lavoro di disostruzione è tutt’altro che facile. Il profondo invaso naturale ci costringe a lavorare ancorati a un corrimano che praticamente circuisce il perimetro basale del pozzo. Altre tre domeniche di scavo e finalmente riusciamo ad intravvedere un nuovo ambiente aereo, angusto ma pur sempre foriero di nuove speranze. Ecco, finalmente il passaggio è agibile. Nino, come una biscia, si infila nel cunicolo. Lo vediamo sparire nel buio, un minuto di assoluto silenzio poi l’apoteosi. Il nostro compagno a percorso un breve tratto di meandro che s’immette in un nuovo grandioso barato (P55 m - Pozzo “Petit Garcon”). Grandioso, la Giasara continua alla grande. Siamo entusiasti e al contempo sbalorditi. La sera a cena gran parte del GS7C si riunisce per festeggiare le nuove scoperte al “Kubelek”. Giornata indimenticabile. Il giovedì successivo i compagni Monica Ravagli e Marco D’Arienzo entrano in “Giasara” e raggiunta quota -95 si rendono subito conto che qualcosa nella grotta è profondamente cambiato. Il lago si è completamente prosciugato, non c’è più, letteralmente sparito. I lavori di scavo probabilmente hanno compromesso l’impermeabilità del fondo del bacino e l’acqua (qualche centinaio di ettolitri) si è riversata nel “Petit Garcon”. Il pensiero che tale accadimento avrebbe potuto imprevedibilmente verificarsi durante l’esplorazione del pozzo ci mette letteralmente i brividi. Meglio così, ovviamente. Nuova punta, oggi ci aspetta l’esplorazione del “Petit Garcon”. Lavoriamo non poco per bonificare da una frana l’imbocco della voragine. Il sottoscritto intraprende una dura e lunga lotta con un masso da quintale che non vuol saperne di cadere nell’abisso. Ne esco cotto, ma vincitore. La squadra è composta da me, Nino Rigoni, Loris Vellar, Marco Pesavento e Giacomo Silvagni. L’onore e l’onere di attrezzare il pozzo spetta a me (su invito dei miei compagni di esplorazione). Scendo, scendo, uno, due, tre, cinque frazionamenti e sono quasi arrivato sul fondo della spettacolare verticale. Marco mi raggiunge e anche gli altri iniziano la discesa. Io intanto atterro sul fondo del “Petit Garcon”, completamente inzuppato a causa del copioso stillicidio che percola ovunque. Grido libera e intravvedo subito la prosecuzione. Mi addentro in un basso passaggio e mi ritrovo all’attacco in un grande e altissimo canyon percorso da un torrentello. Vaaaaaa, vaaaaa, la Giassara vaaaaa! Intono questa estemporanea melodia cantandola a squarcia gola. Non resisto e così vado avanti arrampicando per una decina di metri di dislivello fino a raggiungere una sala di crollo. Su un lato del vano vedo un piccolo buco. Lo raggiungo e ci sbircio dentro ma non vedo che nero, nero assoluto. Prendo un piccolo masso e lo faccio precipitare nel vuoto. Una eco incredibile risuona sotto di me. Un nuovo pozzo, anzi no, forse, non capisco più nulla, l’ambiente è vastissimo e riesco ad illuminare solo un suo piccolo lembo. Arrivano Nino, Loris, Giacomo e Marco e con gli occhi che brillano scrutano il buio inesplorato. Trapano, fix, placche e moschi e via, scendiamo la nuova verticale (per fortuna abbiamo con noi un’altra corda da trenta metri). Nino arma e in breve ci ritroviamo tutti alla base di una diaclasi abominevole. Il suolo inclinato di 45° e ingombro di clasti ciclopici, per non parlare di quelli ancora incastrati una ventina di metri sopra le nostre teste. La spaccatura tettonica è altissima, non si riesce a illuminare la sua sommità. E’ larga sei metri e lunga una quarantina. Nella parte più bassa dell’enorme vano scoviamo subito il nuovo passaggio verso l’ignoto. Un pozzettino spaccatura profondo quattro metri ci permette di raggiungere una nuova saletta dalla quale si sviluppa un nuovo pozzo valutato una quindicina di metri. Siamo a -170 metri. Luglio 2010, nuova punta. Della partita il sottoscritto, Nino, Maurizio Mottin (Buba), Monica e di rincorsa Moreno. Raggiungiamo quota -170. Nino e Buba attrezzano il nuovo P15. Io nel frattempo m’infilo in una strettoia e scendo arrampicando sotto cascata una vasta spaccatura per una ventina di metri di dislivello. Sono bagnato fradicio, ma riesco a raggiungere un fondo. Percorro una decina di metri di canyon asciutto e mi ritrovo di fronte ad un nero portale. Vedo le luci di Nino e Buba in lontananza una ventina di metri sopra di me. Avviso gli amici della mia presenza lì sotto e della correttezza della scelta di attrezzare come via preferenziale quella verticale. Poi, quasi timoroso scaglio un sasso nella nuova prosecuzione verticale. I rumori provocati dalla caduta si dissolvono nel fragore lontano di una grande cascata. Il pozzo - canyon è molto profondo. Quando arriverete qui vedrete cosa vi aspetta, grido ai miei amici. Risalgo e raggiungo Monica, mentre Buba, Nino e Moreno sono già impegnati nell’attrezzamento del canyon che ho appena visto. Arriva così domenica 17 luglio 2011, un’altra giornata storica per il Gruppo Speleologico Settecomuni di Asiago. Oggi il programma prevede la realizzazione di riprese video (Video Loch) che andranno a rimpinguare quelle già effettuate dal GSS in altre grandi cavità in fase di esplorazione in Comune di Lusiana e Conco (in fase di completamento la produzione di un film speleologico che sarà proiettato al pubblico i primi di agosto 2011 a Lusiana). Contemporaneamente alle riprese si effettuerà una nuova punta esplorativa a partire da quota  – 180 metri. Oggi siamo in cinque, Nino Rigoni, Giacomo Silvagni, Monica Ravagli, Chiara Savarino (socia del GS7C fresca di corso frequentato in primavera a Bassano) ed il sottoscritto. Le riprese sono impegnative, ma spettacolari. Il video reporter ufficiale è naturalmente Giacomo. Nino è il Virgilio della grotta. E’ bello vederlo descrivere davanti alla telecamera le tappe esplorative che hanno permesso di scoprire questo fantastico abisso, lui che assieme a Sandro, Giacomo e Loris, aveva sempre scommesso sulle potenzialità di questa grotta. Riattrezziamo un P40 e il Petit Garcon (P55), disarmati la settimana prima da Nino e Loris, impegnati in una sistematica e quanto mai riuscita bonifica definitiva di alcune piccole cenge instabili.  Per il “Petit” è pronta una nuova 100. Armo il 40 e il 55 seguito a ruota da Monica e Chiara. Nino e Giacomo sono al lavoro per le riprese, ma presto ci raggiungono a quota -180. Chiara, reduce da un’uscita a – 280 metri in Spaurasso è letteralmente entusiasta per la bellezza della “Giasara”. Ci raggruppiamo nella “Saletta Bivacco” e, dopo l’allargamento di una strettoia, ci concediamo un fugace pranzetto. Tutti a turno scrutiamo nell’imbocco del nuovo canyon. Caspita com’è profondo, escama Chiara. Come dargli torto? Nino scende, lo vediamo diventare piccolo. Atterra su una cengia venti metri sotto. Non si riesce a comunicare bene a causa del fragore della cascata. Raggiungo Nino che è già impegnato nell’approntare un nuovo frazionamento. Uneo alla mano, in breve il frazionamento è pronto. Riparte verso l’ignoto, sempre accompagnato dal getto della cascata. In lontananza il canyon si meandrizza, notiamo un fondo, un torrente fragoroso, uno specchio d’acqua. Nino atterra in fondo al canyon, lo seguo. Anche Monica, Giacomo e Chiara stanno scendendo verso di noi. Cacchio che fondo. Il laghetto è lungo sei metri e largo più di uno. Pareti dritte come fusi, appigli zero, possibilità di sprofondamento assai. Meglio attrezzare una tirolese. E così facciamo. Superiamo tutti e cinque il laghetto, l’altimetro segna – 210 metri. Grande Giasara. Raggiungiamo una grande sala di crollo e, tutti assieme, scopriamo la nuova via verso il cuore dell’Altopiano. Abbracci, baci (solo alle donne ovviamente), euforia alle stelle anche se qui sotto non ci sono. Atrezziamo, attrezziamo. L’Uneo ha fatto il suo dovere a pieno oggi, ma è stanco e riesce a regalarci l’ultimo foro “a stento”. Doppiamo con un ancoraggio naturale e via. Sceso un nuovo P6 Nino sparisce in un meandro. Lo seguo cercando di non perderlo di vista (ambiente labirintico). Giacomo e Chiara seguono me, mentre Monica rimane nella grande sala ad aspettarci. Nino supera una prima strettoia, tratto di cunicoli semi ostruiti da deposito di ghiaie e argille. Percorriamo ancora una decina di metri, altra strettoia che Nino riesce ad allargare manualmente. Scivoliamo attraverso un nuovo cunicolo inclinato e fangoso. Ci accorgiamo che la zona è completamente tappezzata di fango. Zona sifonante? Si, durante le piene tutto il tratto che abbiamo percorso si riempie d’acqua che decanta il limo e le sottili ghiaie. Vuoi vedere che chiude? No, assolutamente no, non è possibile. Infatti e così. Nino a quota  – 220 metri scopre un piccolo meandrino che porta all’ibocco di un grandioso pozzo salone profondo una ventina di metri. Restiamo senza parole, Giacomo ci raggiunge e quasi non crede ai suoi occhi e alle sue orecchie. Un’ultima ripresa video e poi cominciamo a risalire. Mentre risaliamo pensiamo a dove ci porterà la Giasara. Forse un domani potremmo ritrovarci dentro Obelix o forse ancora più in basso, in Abri Sassi. Solo sogni? No, ne siamo certi! Forse sono stato un po’ prolisso, ma per la Giasara, ne valeva la pena.

 

 

Michele Tommasi

Altopiano di Asiago - esplorazione al Buso dea Giasara con gli amici del Gruppo Speleologico Settecomuni di Asiago. Il grandioso abisso supera  attualmente i 250 metri di profondità ed è in piena fase esplorativa (Foto Pierantonio Rigoni - GSS7C).


La Grotta di Erta, un "gejser" in comune di Marostica (Scarpata meridionale Altopiano di Asiago)



Nel cuore del Carso Triestino

Visita all'Abisso di Trebiciano

l'amico Sergio Dambrosi, anima della Società Adriatica di Speleologia di Trieste in risalita nella zona del sismografo

(Riprese di Michele Tommasi - Archivio Speleologi Bassanesi "I Diavoli").


Il cuore del laboratorio scientifico della SAS di Trieste presso l'Abisso di Trebiciano, sul Carso Triestino

(riprese video di Michele Tommasi - Archivio Speleologi Bassanesi "I Diavoli").


La Grotta di San Benedetto a Marostica.


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